61 anni e non avrei mai pensato di indossare di nuovo una fede nuziale. Eppure eccomi qui – sposato per la seconda volta. Non con una donna qualunque, ma con il mio primo amore.

Davanti allo specchio di una piccola stanza del villaggio, sistemavo la cravatta. Le mani mi tremavano come a vent’anni.

Nella mente riaffioravano ricordi: il profumo dei meli in fiore, le risate di una ragazza dai capelli scuri, il nostro primo bacio vicino allo stadio della scuola. Si chiamava Marina, e le avevo giurato amore eterno. Ma la vita ci aveva separati.

Dopo il liceo partii per il servizio militare, poi arrivarono il lavoro, il matrimonio, i figli. Anche Marina si sposò e si trasferì altrove.

Ci scrivemmo per un paio d’anni, poi il silenzio. Spesso pensavo a lei, ma nascondevo la nostalgia. Quando mia moglie morì, ero convinto che non avrei più portato un anello.

La scorsa estate tornai al paese per una rimpatriata scolastica. E lì, accanto alla fontana, la vidi. I capelli ora erano argentati, ma i suoi occhi identici.

I nostri sguardi si incrociarono e il tempo sparì. Parlammo fino all’alba – dei figli, delle perdite, delle speranze. Anche lei era vedova. Anche lei conservava le mie lettere.

L’autunno passò veloce. Ogni sera ci chiamavamo, raccontandoci cose semplici: il tè che beveva, la canzone che avevo sentito alla radio. Quando le proposi di incontrarci di nuovo, sorrise: «Lo sapevo, ti aspettavo.»

Oggi, in una piccola chiesa, ci siamo giurati amore. Nuove fedi brillavano alle nostre mani, ma nei cuori c’era il sentimento di sempre. Pochi invitati: figli, nipoti, alcuni amici. Ma mi sembrava che tutto il mondo fosse con noi.

Quando il sacerdote concluse, presi la mano di Marina. Era calda, come allora. E compresi: il tempo può portarci via anni, ma non distruggere un amore vero.

A sessantuno anni sono di nuovo sposo. E la vita, per la prima volta dopo tanto tempo, ricomincia.

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