Sono distesa sul fondo di un burrone oscuro. Il silenzio mi rimbomba nelle orecchie più forte di qualsiasi grido. La terra è fredda e umida sotto la schiena, l’aria sa di foglie marce. Il dolore alla gamba pulsa come un tamburo.
Poi — un rumore. Reale. Non immaginato.
Dei passi. Lenti, costanti. Qualcuno cammina sul sentiero sopra di me.
— Aiuto! — urlo con la poca voce che mi resta.
Solo un suono rauco, spezzato. I passi non si fermano. Inspiro e urlo di nuovo, più forte:
— Aiuto!

I passi si bloccano. Il silenzio diventa denso, quasi vivo. Qualcuno è lì, proprio sopra il bordo.
— Sono qui! — grido.
Un fruscio. Qualcuno sta scendendo. Vedo una sagoma che si muove tra la nebbia. Un uomo? Forse. Ma qualcosa non va. Nessuna torcia, nessuna luce.
— Chi è lei? — sussurro.
La figura si ferma. Nel debole bagliore di un lampione lontano, vedo un volto coperto di terra, occhi vuoti, immobili.
— Non dovevi chiamare, — dice piano.

Mi manca il respiro. Sento la terra muoversi sotto di me. Lui avanza, passo dopo passo, e l’erba sembra ondeggiare come se respirasse.
Stringo una pietra, pronta a colpire. Ma tutto si spegne. Luce. Suono. Respiro. Solo buio.
📱 All’alba, trovano solo un telefono sul sentiero, con un messaggio inviato alle 22:48:
“Aiuto. C’è qualcuno nel burrone.” 🌫️