Per l’equipaggio della nave di ricerca Nord Breeze quasi tutti i giorni erano ordinari, tranne quelli in cui accadeva qualcosa di così strano da lasciare senza parole anche i marinai più esperti.
Quella mattina il mare era incredibilmente quieto quando l’operatore radio notò un oggetto insolito sul radar: immobile, enorme, perfettamente sferico. Sembrava galleggiare senza seguire né il vento né la corrente.
Il capitano Lerner ordinò di avvicinarsi. Quando la nave arrivò a distanza visiva, i marinai rimasero sbalorditi: una gigantesca sfera metallica verde, quasi grande quanto una piccola cabina.

La superficie liscia e lucente brillava come vetro, con riflessi che parevano muoversi all’interno del metallo.
«Non è una boa… né un pezzo di scafo,» mormorò il meccanico Stokes.
Dopo una breve discussione il capitano decise di sollevarla a bordo. Nonostante le dimensioni, la sfera risultò sorprendentemente leggera, fatto che aumentò l’inquietudine della squadra.
Una volta sul ponte, tutti notarono che emanava un calore tenue, quasi un respiro. Lerner posò la mano sulla superficie e percepì una leggera vibrazione.
All’improvviso la sfera emise un suono cristallino e un pannello si aprì, mostrando uno spazio interno pieno di una nebbia luminosa in continuo mutamento. La nebbia sembrava formare immagini per comunicare.
Emma, la navigatrice, intuì per prima:
«Sta… rispondendo a noi.»
La nebbia disegnò un continente, poi onde, poi la sagoma di un antico uccello marino scomparso.
«È una capsula di dati… antichissima,» sussurrò Stokes.
Comparvero poi figure slanciate, umanoidi, con occhi enormi e braccia lunghe. Sembravano salutare.

L’ultima visione mostrò una tempesta devastante, una civiltà perduta e molte sfere simili lanciate in diverse direzioni. Poi la luce svanì, il pannello si chiuse e tutto diventò silenzioso.
L’equipaggio comprese di aver trovato il messaggio di un popolo scomparso.
«La porteremo al centro scientifico,» disse il capitano con fermezza. «Il mondo deve sapere che il mare custodisce segreti più antichi di noi.»
E mentre riprendevano il lavoro, tutti percepirono che l’oceano li osservava in modo diverso.