Il fantasma sulla tastiera o come un criceto divenne pianista notturno

Quando i genitori di Ilya gli dissero che sarebbero andati in campagna per due giorni, il ragazzo di dodici anni sentì un brivido di libertà. Niente regole, niente occhi adulti a controllarlo – solo lui e l’ampio appartamento con i soffitti altissimi.

Naturalmente non voleva restare solo. Presto arrivarono gli amici, con pizze fumanti e bibite frizzanti. Risate, giochi e, verso mezzanotte, qualcuno propose:
— Facciamo un concorso di storie paurose! Vince chi ci spaventa di più!

Tutti furono d’accordo. Le storie si susseguirono, ma quella di Dima fece calare il silenzio. Raccontò di un musicista morto che tornava nelle notti. Si sedeva al pianoforte, iniziava con note dolci, e all’alba gli abitanti venivano trovati senza vita.

Dima vinse la sfida. Poco dopo, gli amici se ne andarono e Ilya rimase solo. Accese la lampada e tentò di leggere un fumetto, ma l’eco del racconto gli tornava in mente.

All’improvviso, un suono. Una nota limpida di pianoforte, un do. Il cuore gli balzò in gola: in salotto c’era davvero un vecchio pianoforte a coda. “Me lo sono immaginato”, pensò, raggomitolandosi sotto la coperta.

Ma la nota tornò. Poi un’altra.

Armato di uno spazzolone, Ilya si fece coraggio e camminò verso il salotto. Il pianoforte era lì, ma i tasti si muovevano da soli, componendo una melodia caotica. Avvicinandosi, udì un suono più sottile: un pigolio acuto.

Sollevò il coperchio pesante e scoprì la verità: il suo criceto Barney era dentro lo strumento! Probabilmente era uscito dalla gabbia e, saltando tra corde e martelletti, produceva le note. Ogni balzo era una nuova musica, accompagnata dai suoi squittii.

Ilya scoppiò a ridere, sollevato. Mise Barney di nuovo in gabbia e il silenzio tornò.

Il giorno dopo, raccontò tutto agli amici. Da allora chiamarono il criceto “Maestro”. E Ilya imparò che, dietro certi spettri, si nasconde solo un piccolo musicista peloso.

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