Quando Larissa sentì suo marito ordinarle con freddezza di “andarsene insieme alla bambina”, qualcosa dentro di lei si spezzò.
Sapeva che negli ultimi mesi lui era cambiato, ma non avrebbe mai immaginato che potesse cacciarle fuori nel cuore della notte. La piccola Mila, due anni, le teneva la mano senza capire il motivo delle lacrime della madre.
Nel quartiere le donne mormoravano:
— Da sola non ce la farai. Lascia la bambina in un istituto, almeno potrai sopravvivere.
Quelle parole le ferivano il cuore. Ma Larissa non poteva nemmeno immaginare di abbandonare Mila. Era la sua unica luce, la sua unica speranza.

Quella notte andò alla stazione. Lì c’erano luce, calore e gente. Sistemò Mila su una panchina di legno, la avvolse nella sciarpa e cercò di pensare. La bambina sbadigliò e si appoggiò alla sua spalla. Larissa la strinse forte.
— Mamma, dove andiamo?
— In un posto migliore, amore mio. Te lo prometto.
I viaggiatori passavano, alcuni con sguardi compassionevoli, altri indifferenti. Una donna anziana si fermò.
— Non puoi stare qui con una bambina a quest’ora. Cos’è successo?
Larissa non riuscì a parlare, ma la donna si sedette accanto a lei.
— Non arrenderti. Sei una madre. Sei molto più forte di quanto credi.

Quelle parole la colpirono profondamente. Larissa raccontò tutto e la donna ascoltò con attenzione.
— Conosco un centro che aiuta donne e bambini. È sicuro. Vieni con me.
Quella notte Larissa e Mila dormirono in una stanza calda, con coperte pulite e una tazza di tè. Guardando sua figlia addormentata, Larissa capì che finché erano insieme niente era perduto.
Il mattino dopo si svegliò con una nuova certezza: il cammino sarebbe stato lungo, ma ce l’avrebbero fatta. E mai nessuno le avrebbe separate.