Le persone sull’autobus notarono un cavallo che correva accanto, senza restare indietro: tutti furono inorriditi quando capirono perché l’animale si comportava così

L’autobus saliva lentamente lungo la strada di montagna. Attraverso i finestrini si vedevano cime innevate e burroni profondi. I passeggeri parlavano piano, alcuni dormivano, mentre l’autista Artur guidava con attenzione.

All’improvviso un ragazzo gridò:
— Guardate! Un cavallo!

Accanto al bus, quasi toccandolo, galoppava un cavallo baio. Il suo respiro formava nuvole bianche, i muscoli si tendevano sotto il pelo lucido. All’inizio qualcuno rise, altri presero il telefono per filmare, ma presto tutti compresero che non era un gioco.

L’autobus aumentò la velocità, ma il cavallo correva ancora più forte, lanciando sguardi intensi verso i finestrini, come se volesse comunicare un pericolo.

— Forse è spaventato, disse una donna.
— O ha perso il padrone, aggiunse un anziano.

Artur sentì un brivido. Rallentò, e in quel momento l’animale scattò in avanti, piazzandosi davanti alla porta, nitrendo e battendo gli zoccoli.

Qualche istante dopo, massi enormi caddero sulla carreggiata. Se il bus non si fosse fermato, sarebbe precipitato nel vuoto.

Un silenzio irreale riempì l’autobus. Alcuni piansero, altri restarono immobili.

Il cavallo, ansimante, li osservò ancora un attimo e poi sparì tra gli abeti.

Nessuno lo rivide più, ma tutti conservarono per sempre quel ricordo.

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