Edward Miller, un uomo di circa settant’anni con capelli d’argento e uno sguardo stanco ma gentile, camminava lentamente lungo i recinti del rifugio per animali.
Era la quarta settimana consecutiva che veniva, sempre la mattina presto, quando quasi nessuno era ancora entrato. Sembrava cercare qualcosa. O qualcuno.
Hailey Carter, una giovane dipendente del rifugio, riconobbe la sua andatura cauta. Quel giorno decise di avvicinarsi.
— Signor Miller, — disse piano. — È tornato di nuovo. Posso aiutarla?

Edward abbassò gli occhi, come se quella domanda avesse toccato una ferita nascosta.
— Io… sto cercando un cane. Ma non un cane qualsiasi. Avevo un compagno, Bruno. È stato con me per quindici anni. Intelligente, fedele… il mio migliore amico. È morto sei mesi fa. Da allora la mia casa è vuota. E io con lei.
Hailey annuì comprensiva. Aveva già sentito storie simili, ma nella sua voce c’era un dolore più profondo.
— Però se ne va sempre senza scegliere, — osservò.
Edward sorrise amaramente.
— Non voglio un sostituto di Bruno. Voglio qualcuno a cui poter donare ancora il mio cuore. Ma alla mia età… non è semplice.
Hailey lo condusse nella zona del rifugio dove vivono i cani più anziani, quelli che nessuno adotta.
Su vecchie coperte stava sdraiato un piccolo cane dal pelo arruffato, marrone e grigio. La targhetta diceva: «Oscar, 13 anni».
— È vecchio, — sussurrò Edward. — Come me.
— Il suo padrone è morto, — spiegò Hailey. — I parenti non hanno voluto tenerlo.
Oscar sollevò la testa e fissò Edward con occhi profondi, pieni di storie. Edward si accovacciò e allungò una mano. Oscar vi posò subito la zampa.

Hailey capì subito: la scelta era fatta.
Edward mormorò:
— Andiamo a casa, amico mio?
Quando uscì dal rifugio stringendo Oscar tra le braccia, sembrò ringiovanito. Il suo passo divenne più sicuro, lo sguardo più vivo.
A volte non si va in un rifugio per trovare un cane.
A volte si va per ritrovare la voglia di vivere.