Dopo una lunga giornata di lavoro sotto il sole, desiderava solo qualche minuto di pace. La vecchia sedia a dondolo di legno sulla veranda era il suo rifugio perfetto.
Il vento muoveva le foglie, i grilli cantavano, e quel suono dolce lo fece lentamente addormentare.
Tutto attorno taceva. Solo le assi scricchiolavano piano sotto i suoi piedi. Da un gruppo di cespugli accanto alla veranda, emerse un serpente sottile, color rame. Scivolava lentamente, quasi invisibile, con gli occhi neri e freddi fissi sull’uomo addormentato.

Il corpo gelido del serpente sfiorò la scarpa dell’uomo. Nessuna reazione. L’animale si fermò un attimo, poi iniziò a salire: lungo la gamba, fino allo stomaco. La sua lingua biforcuta guizzava nell’aria, percependo calore e odore umano.
L’uomo respirava profondamente, ignaro del pericolo. Il serpente si arrampicò fino al collo: solo pochi centimetri separavano i denti velenosi dalla pelle. Un solo morso, e tutto sarebbe finito.
Ma proprio in quell’istante accadde qualcosa di inatteso.
L’uomo sospirò nel sonno e mosse la testa. Il serpente si bloccò. Allo stesso tempo, una leggera brezza fece tintinnare una campanella appesa alla porta.
Il suono fece sobbalzare il serpente. In un attimo scivolò giù lungo il braccio, cadde sul pavimento e sparì tra le assi di legno.

L’uomo aprì gli occhi, credendo di aver udito qualcosa. Vide solo la coda che spariva tra le fessure e pensò: “Forse ho sognato.” Si alzò, si stirò, entrò in casa e si versò dell’acqua.
Solo più tardi, guardando la registrazione della telecamera, il sangue gli si gelò. Sullo schermo, il serpente scivolava lentamente sul suo corpo addormentato.
💨 A volte non è il coraggio che ci salva, ma un semplice soffio di vento.