Liana Gray non aveva mai pensato di attraversare quel ponte. Era stretto, antico, fatto di assi di legno scurite dal tempo. Sotto di lei il fiume ruggiva come un avvertimento.
Il sentiero alle sue spalle era già scomparso nella foschia della giungla, e davanti restava un’unica possibilità. Fece un respiro profondo, sistemò lo zaino e avanzò.
Il ponte gemette sotto il suo peso. Le corde coperte di muschio vibrarono, le assi scricchiolarono. Liana procedeva lentamente, contando i passi e evitando di guardare in basso.

Ma a metà percorso una tavola si spezzò all’improvviso. Un suono secco — e il vuoto sotto il piede.
Urlò. Le dita si aggrapparono al bordo del ponte mentre il suo corpo rimaneva sospeso sopra il fiume impetuoso. L’acqua scorreva con una forza spaventosa. Le braccia tremavano, il cuore batteva all’impazzata. Sapeva che non avrebbe resistito a lungo.
Poi la giungla cambiò.
Dall’ombra verde emerse un enorme gorilla dal dorso argentato, come creato dalla foresta stessa. Il suo pelo rifletteva la luce.
Per un istante Liana pensò fosse un’allucinazione. Ma i rami si mossero, una liana si tese — il gorilla vi si aggrappò con una mano potente.
Con un movimento perfetto si lanciò sotto il ponte. Con l’altra mano afferrò Liana alla vita. Nessun dolore, nessuna violenza.

Solo una sensazione irreale di sicurezza. La depose delicatamente su una grande roccia vicino al fiume, proteggendola dagli spruzzi.
Liana rimase seduta, incapace di parlare. Le lacrime scorrevano libere. Allungò la mano e toccò il suo pelo. Il gorilla rimase immobile, osservandola con calma.
Poi fece un passo indietro e scomparve nella giungla. La foresta tornò foresta. Il fiume tornò fiume.
Ma per Liana la vita si era divisa in due. Perché a volte la natura non è un nemico. A volte è la più fedele custode.