Ai margini della savana africana, il sole tramontava tingendo l’erba di rosso. L’elefantino Tumba si era attardato vicino a uno stagno, giocando. Senza accorgersene, il branco degli adulti era sparito dietro una collina.
Un odore pungente nell’aria lo mise in allerta. Poi, risate stridenti. Intorno a lui, apparve un branco di iene affamate. I loro occhi brillavano nella penombra, i denti scoperti. Si avvicinavano piano, stringendo il cerchio.
Tumba alzò la piccola proboscide e lanciò un barrito disperato. Nessuno lo udì. Una iena si scagliò su di lui, graffiandolo. L’elefantino vacillò.

All’improvviso, un ruggito profondo scosse il terreno. Dai cespugli emerse un rinoceronte gigantesco, vecchio, segnato da cicatrici. Con passo deciso si mise davanti all’elefantino. Sbatté lo zoccolo e soffiò con forza.
Le iene si fermarono, esitanti. Una osò avvicinarsi. Il rinoceronte caricò in un lampo. La iena urlò e le altre fuggirono impaurite.
Tumba tremava, ma era salvo. Il rinoceronte lo toccò leggermente con il fianco, indicando la direzione del branco.

Ritrovata la madre, l’elefantino fu accolto da un cerchio protettivo di elefanti.
Sulla collina, il rinoceronte osservava. Poi si voltò e scomparve nella savana.
Quella sera, la savana ricordò a tutti che gli alleati più inaspettati possono diventare i più preziosi.