Durante la discesa verso le profondità, l’acqua mutava colore a ogni metro, diventando più scura e più densa. Era come se il mare li stesse avvolgendo nella sua calma antica.
Mark nuotava davanti agli altri, puntando la sua torcia verso il vuoto bluastre. Dietro di lui, Sofia, Hans ed Elio controllavano le attrezzature, annotando le creature che apparivano e scomparivano nel buio.
Il silenzio era quasi totale, rotto solo dal ritmo costante delle bolle dei respiratori. Tutto sembrava procedere come previsto, finché una massa enorme non attraversò l’acqua alle spalle di Mark. Un’ombra così grande da far scomparire per un istante la luce.

Mark si immobilizzò. Un brivido gli attraversò la schiena. Lentamente, voltò la testa e sollevò la torcia.
Dall’oscurità emerse una gigantesca testa di squalo, così vicina che Mark poté distinguere ogni dettaglio: le cicatrici sulla pelle, le branchie che si aprivano e chiudevano con fatica, la bocca semiaperta ricolma di denti.
La paura lo colpì come una scarica, e arretrò d’istinto. Ma lo squalo non accelerò, non mostrò aggressività. I suoi movimenti erano lenti, quasi pesanti.
Un bagliore metallico brillò nella sua bocca.
— Aspettate… — disse Mark, con voce tremante ma lucida. — Non vuole attaccare.
Gli altri raggiunsero la sua posizione e illuminarono l’animale da più lati.
— Ha qualcosa incastrato — disse Hans, stringendo gli occhi. — È metallo. Sembra una parte di una trappola illegale.
Lo squalo non riusciva a chiudere la bocca. Il suo corpo tremava, come se fosse allo stremo delle forze.
— Sta chiedendo aiuto — mormorò Sofia, incredula.
Mark sentì la paura trasformarsi lentamente in compassione. Era impossibile ignorare la sofferenza dell’animale.
— Dobbiamo aiutarlo — disse con decisione.
Si avvicinarono con estrema cautela. Lo squalo non scappò; al contrario, rimase quasi immobile, come se comprendesse ciò che stavano per fare. Il pezzo di trappola era incastrato in profondità, tagliando la carne.

Mark ed Elio attivarono lo strumento idraulico per tagliare il metallo. Lavorarono con precisione, centimetro dopo centimetro. Ogni vibrazione del metallo risuonava come un segnale di speranza.
Finalmente, l’ultimo pezzo si staccò.
Lo squalo chiuse la bocca con uno scatto potente. Poi fece un ampio giro intorno al gruppo, con movimenti fluidi e incredibilmente tranquilli, come un gesto di riconoscenza silenziosa. E infine scomparve nelle profondità da cui era venuto.
— Ci ha scelti — disse Mark piano.
E nessuno trovò da contraddirlo.