Anna e Viktor vivevano in una vecchia casa alla periferia di una piccola città. Qualche settimana prima avevano comprato un divano usato a un mercatino.
Sembrava robusto, anche se un po’ consumato. Passavano serate tranquille seduti lì, finché una notte non furono svegliati da strani suoni provenienti dal soggiorno.
All’inizio pensarono fosse il vento o forse dei topi. Ma i rumori diventavano più chiari: un raschiare, quasi un respiro sommesso.
Anna appoggiò l’orecchio allo schienale e sbiancò. Sembrava un sussurro rauco, proveniente dall’interno. Viktor colpì il bracciolo, ma il suono si fece ancora più forte.

Spaventati, decisero di chiamare la polizia. Due agenti arrivarono poco dopo. Anche loro sentirono quel respiro cupo. Uno tirò fuori un coltello e iniziò a tagliare con cautela il tessuto del divano.
La scena che apparve li lasciò senza parole. Tra le molle e l’imbottitura c’era un vano nascosto. Dentro c’erano vecchie fotografie ingiallite, un sonaglio da bambino e piccoli resti ossei. E accanto a questi, un animale vivo: un furetto stremato che era rimasto intrappolato lì.
Mentre un agente lo liberava, Anna raccolse una delle foto. Dietro c’era scritto: “Per te, Marie, perché tu ricordi sempre.” Su un’altra: “Perdonaci.”

Gli agenti ipotizzarono che fosse un vecchio nascondiglio, forse legato a una tragedia familiare. Nessuno, tuttavia, riuscì a spiegare completamente la verità.
Il giorno dopo Anna e Viktor portarono via il divano. Ma le notti successive furono piene di sogni inquieti, come se i sussurri non volessero davvero lasciarli.