La bufera iniziò all’improvviso. Il sentiero che percorreva Anna era una vecchia strada di campagna che collegava un piccolo villaggio alla statale.
Tornava dal medico, le mani sul ventre rotondo. Il bambino sarebbe nato tra un mese, ma il maltempo l’aveva colta di sorpresa. All’inizio i fiocchi cadevano dolci, ma presto si trasformarono in un muro bianco che cancellò tutto: alberi, cielo, strada.
Il telefono era scarico. Anna sapeva di dover camminare più veloce prima che facesse buio. Ma il vento aumentava, ogni passo era una lotta.
La neve entrava negli stivali, le dita intorpidite. Cadeva, si rialzava, cadeva ancora. L’ultima immagine fu l’accotamento innevato dove si sedette, chiudendo gli occhi.

Si svegliò sentendo dei passi. Con fatica aprì gli occhi e vide una figura. Un uomo alto con un berretto scuro si chinò su di lei. Il volto le parve familiare ma impossibile.
Era Markus — l’uomo che considerava nemico della famiglia. Un tempo socio d’affari di suo marito, lo aveva tradito lasciandolo senza nulla. Da allora non si erano più parlati, e solo il suo nome le dava amarezza.
— Stai bene? — chiese con voce incerta.
Senza aspettare risposta, Markus la sollevò tra le braccia. Le mise addosso la sua giacca e avanzò deciso nella tormenta. La neve lo colpiva, il vento urlava, ma lui non si fermava.

Dopo una lunga marcia arrivarono alla sua auto, parcheggiata vicino al bosco. Dentro era caldo, il riscaldamento acceso. Anna non parlò, incapace di capire perché Markus fosse lì, ma strinse il ventre con le mani, riconoscente.
Più tardi, in ospedale, i medici dissero che ancora pochi minuti e né lei né il bambino sarebbero sopravvissuti. Quando i familiari seppero chi l’aveva salvata, rimasero scioccati. Markus disse soltanto:
— A volte la vita offre la possibilità di rimediare.