Un anno fa, tornando dal mercato, la nonna udì un debole miagolio dietro un cassonetto. In una scatola sporca giaceva un minuscolo cucciolo dagli occhi gialli. Sembrava un gattino — magro, tremante, quasi congelato. Colpita dalla compassione, lo avvolse in uno scialle e lo portò a casa.
Da quel giorno divenne il suo compagno. Gli diede un nome affettuoso. Mangió con appetito e crebbe in fretta. Le zampe si allungavano, il pelo si faceva più folto, lo sguardo più intenso.
Dopo alcuni mesi, la nonna lo vide strappare un vecchio cuscino con artigli troppo forti per un gatto. La terribile verità si fece chiara: non era un gattino. Era un leone.

Ma ormai era parte della sua vita. Il leone era il suo conforto nella solitudine. Lei teneva sempre le tende chiuse e usciva raramente.
Crescendo, il ruggito si sentiva anche di notte. I vicini cominciarono a sospettare.
Una sera, il leone rovesciò un armadio. I vicini entrarono.
Ciò che videro li paralizzò.
Nella penombra, un leone imponente, con occhi che brillavano e denti affilati. Si alzò e ruggì con una forza che fece vibrare le pareti.

La nonna si mise davanti a lui gridando:
— Non toccatelo! È mio figlio!
I vicini scapparono urlando di chiamare la polizia e lo zoo.
Il leone si accostò a lei. Lei accarezzò la criniera, mormorando tra le lacrime:
— Non temere… sono con te…
Sapeva che presto sarebbero stati separati. Ma dentro di sé era pronta a difenderlo fino alla fine.