Avevo consegnato i giornali freschi e notato qualcosa di strano nel cortile della vecchia signora

Distribuivo giornali ogni mattina da tre anni. Tutto sempre uguale: sette case, gatti addormentati sui tetti, odore di caffè. Ma quella piccola casa in fondo alla strada era diversa.

Vecchia, storta, con la vernice che si staccava. Lì viveva Agata — silenziosa, sempre con un foulard scuro, lo sguardo sfuggente.

Quella mattina, la nebbia era così fitta che non si vedeva a un metro. Quando arrivai al suo cancello, vidi che la porta del capanno era socchiusa.

Strano — lei chiudeva sempre tutto. Posai il giornale, ma sentii un rumore all’interno: un lento scricchiolio, come passi.

Bussai. Nessuna risposta. Solo silenzio. Girai la maniglia. La porta si aprì. Dentro, odore di vecchio e qualcosa di dolciastro, metallico.

— Signora Agata?

Un piccolo colpo provenne dal corridoio. Mi feci avanti, passando accanto a pareti coperte di vecchie fotografie: Agata con un uomo in divisa e dei bambini. Ma sapevo che viveva sola da decenni.

In cucina trovai una ciotola di minestra fredda e una tazza ancora piena a metà. Accanto, il giornale del giorno prima, quello che avevo portato io. In prima pagina: “Ritrovati tre corpi — identità confermate”. Nella foto, l’uomo in divisa.

Poi un rumore dietro di me. Mi voltai. Agata era sulla soglia. Il suo volto grigio, immobile, senza espressione. In mano teneva una vecchia bambola senza occhi.

— Sei venuto anche tu… per loro? sussurrò.

Dietro di lei, l’ombra di un uomo si mosse lentamente sul muro. L’aria divenne gelida. Scappai fuori, senza voltarmi. Solo quando fui al cancello guardai indietro: lei era ferma, e l’ombra, dietro di lei, respirava ancora.

Da quel giorno non ho più consegnato giornali lì. Ma ogni mattina, passando davanti a quella casa, vedo ancora una mano dietro la finestra, che si muove piano, come per salutare.

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