L’inverno nelle montagne del nord della Norvegia quell’anno sembrava non finire mai. La neve cadeva quasi ogni giorno e il vento ululava tra i pini scuri.
Gli abitanti del piccolo villaggio preferivano restare vicino al fuoco, evitando i sentieri ghiacciati. Ma Erik Larsen non era come gli altri.
A sessantotto anni, il vecchio cacciatore conosceva ogni valle, ogni roccia e ogni sentiero delle montagne. Per decenni aveva vissuto quasi completamente da solo.

Parlava raramente con le persone e passava la maggior parte del tempo nei boschi. Gli animali gli sembravano più sinceri degli uomini.
Venticinque anni prima una valanga aveva portato via sua moglie e la sua piccola figlia. Da quel giorno qualcosa dentro di lui si era chiuso. Le montagne erano diventate il suo rifugio.
Quella sera camminava nella tempesta per controllare le sue trappole. Pensava che forse sarebbe stata la sua ultima stagione di caccia.
Quando raggiunse il burrone vide subito la sua cattura.
Una grande lupa dal pelo argentato.
La sua zampa era bloccata nel metallo della trappola e il sangue macchiava la neve. Nonostante il dolore, non ululava. Guardava l’uomo con occhi color ambra pieni di sfida.
Erik alzò il fucile.
“È finita…” mormorò.
Ma proprio in quel momento notò qualcosa muoversi sotto il corpo della lupa.
Tre piccoli cuccioli tremavano contro il ventre della madre. Cercavano di nascondersi sotto il suo corpo ferito. La lupa ringhiò debolmente, proteggendoli.
La mano di Erik rimase sospesa.
Per alcuni secondi si sentiva solo il vento.
Poi abbassò lentamente il fucile.

Con un lungo sospiro si inginocchiò nella neve e aprì con cautela la trappola. La lupa sussultò per il dolore ma non lo attaccò. Si limitò a fissarlo.
Erik prese i cuccioli nella sua giacca e iniziò a camminare verso la sua capanna. La lupa lo seguì a distanza.
Così una famiglia selvatica entrò nella sua casa solitaria.
I primi giorni furono tesi. La lupa restava vicino alla porta e osservava ogni movimento. Ma Erik le portava carne, puliva la ferita e parlava con calma.
Col tempo la diffidenza scomparve.
I cuccioli crescevano rapidamente, correndo ovunque nella capanna. Per la prima volta dopo molti anni la casa era piena di vita.
Passò un mese.
Una notte Erik si svegliò sentendo la lupa ululare piano vicino alla porta. Non era un ululato normale. Sembrava un avvertimento.
Guardò fuori dalla finestra.
Nella neve c’erano impronte.
Non erano impronte di lupo.
Erik prese la lanterna e uscì. Seguendo le tracce capì che appartenevano a due uomini. Le impronte portavano verso il bordo della foresta dove era nascosta una motoslitta.
Poco dopo sentì delle voci.
Due bracconieri stavano cercando i lupi per catturarli e venderli.
Ma quando si avvicinarono alla casa, la lupa si mise davanti a Erik.
Ringhiò profondamente.
E dal buio apparvero tre giovani lupi cresciuti.
Gli uomini si fermarono.
Perché in quel momento capirono una cosa.
Non erano più i cacciatori.
Erano diventati la preda.