Prima del matrimonio, ero certa di conoscere bene il mio futuro marito e la sua famiglia. Tutto sembrava perfetto… finché una sera cambiò ogni cosa.

Stavo finendo i preparativi quando qualcuno bussò piano. Una donna anziana entrò, minuta, fragile, ma con occhi penetranti. Era sua nonna.

Senza dire nulla, mi porse una piccola boccetta di vetro, piena di un liquido verde scuro che sembrava vivo.

— Bevilo prima della prima notte di nozze, sussurrò. Se non lo fai, non conoscerai mai la felicità.

Risi nervosamente, pensando fosse una superstizione. Il mio fidanzato scherzò, promettendo di “calmare” la nonna. Ma non riuscivo a dimenticare il suo sguardo.

Il matrimonio fu meraviglioso: risate, fiori, musica, promesse d’amore. Ma quella notte, nella stanza, la boccetta era lì, sul comodino. La luce la faceva brillare stranamente.

La presi in mano, esitante. “Non bere” diceva la ragione. “E se avesse ragione?” sussurrava un’altra voce.
Bevvi.

Il gelo mi attraversò il corpo. Il cuore batteva forte. E improvvisamente la vidi.
Me stessa.

Un’altra me, con la stessa veste bianca, ma con occhi vuoti, spenti. Si avvicinava lentamente. La paura mi paralizzò. Poi udii la voce della nonna:

— Sei stata scelta. L’elisir del sangue ti lega alla nostra stirpe. Proteggerai la casa.

L’ombra svanì. Caddi sul letto, tremando.

Più tardi, lei mi spiegò: ogni sposa della famiglia doveva bere l’antico elisir. Chi sopravviveva all’incontro con la propria ombra diventava la custode. Io ero una di loro.

Da allora la mia vita è cambiata. Nessuna sfortuna, nessuna malattia. Ma a volte, nello specchio, vedo ancora quell’altra me. Mi osserva, silenziosa.

E capisco: la benedizione della nonna era anche una maledizione.

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