La pioggia cadeva con violenza sulla strada deserta. La notte sembrava voler cancellare ogni cosa.
Una giovane donna in abito da sposa sporco era in ginocchio sul bordo della strada. Stringeva due neonati contro di sé, tremando.
— Per favore… non lasciatemi… sussurrò. Questi bambini non sono miei…
I fari di un’auto illuminarono la scena. Daniel frenò di colpo, sconvolto.
Scese sotto la pioggia e si avvicinò lentamente. Tutto sembrava irreale.

Senza esitare, tolse il cappotto e coprì i bambini. Poi aiutò la donna ad alzarsi.
— Sali in macchina, disse. Qui morirai di freddo.
Dentro regnava il silenzio. Solo la pioggia colpiva i vetri.
— Come ti chiami?
— Lia… credo… rispose incerta.
Sembrava smarrita, come se avesse perso i ricordi. I suoi occhi erano pieni di paura.
I bambini iniziarono a piangere insieme. Daniel li osservò nello specchietto.
Notò dei braccialetti identici sui loro polsi. Li guardò con attenzione.
Prese uno dei polsi e lesse l’incisione. Il suo volto cambiò.
“Project L-17”.
— Sei sicura? chiese.
Lei annuì lentamente.
La radio si accese da sola. Una voce fredda riempì l’auto.
— Soggetto L-17 attivato. Portatore identificato.
Daniel frenò. Una figura apparve nella nebbia.
Un uomo vestito di nero si avvicinava lentamente. Era immobile sotto la pioggia.
— Mi ha trovata… disse Lia.
— Chi è?!
Lei non rispose. Guardò i bambini.
Uno di loro aprì gli occhi. Brillavano di luce blu.
Il pianto cessò. Un sorriso inquietante apparve.
I ricordi tornarono all’improvviso. Stanze bianche, voci, esperimenti.
— È perfetta… cancellate la memoria…
Lia respirò profondamente. I suoi occhi cambiarono.
— Ricordo tutto… disse.
Un colpo al finestrino. L’uomo era lì.
— Aprite, disse. Lei ci appartiene.

Daniel strinse il volante. Poi accelerò.
L’auto partì nella notte. La figura rimase immobile.
La radio tornò a parlare.
— Inseguimento attivato.
Lia strinse i bambini. Non aveva più paura.
— Non ci prenderanno.
La notte li avvolse. Ma ora lei era pronta.